La grande eco mediatica internazionale che ha caratterizzato la scoperta di due nuove statue a Mont’e Prama, com’era fisiologico, e in un certo senso ovvio, ha riaperto vecchie questioni mai risolte. E, con esse, vecchie ferite mai rimarginate, capaci di rinfocolare polemiche che potrebbero rivelarsi devastanti.

Credo che sia dovere della Fondazione Mont’e Prama – che rappresenta la vera novità rispetto al quadro che ingenerò la faida cha ha bloccato scavi, restauri e valorizzazioni per anni – porsi come mediatrice e stabilizzatrice del dibattito. 

Non potrebbe essere altrimenti, se è vero che il Ministero della Cultura (entro cui è incardinata la Soprintendenza), la Regione Autonoma della Sardegna e il Comune di Cabras hanno dato vita a questo organismo, impegnandosi a collaborare lealmente per perseguire gli scopi che sono declinati dallo Statuto. 

Valorizzazione del parco archeologico naturale del Sinis (da Mont’e Prama a Tharros, da San Giovanni a San Salvatore, presto anche Cuccuru Is Arrius e sa Osa), promozione ai fini turistici, ma anche ricerca scientifica e conservazione. 

La politica ha fatto ciò che la buona politica dovrebbe sempre fare: ha superato le differenze di parte e schieramento, ha cercato un’integrazione fra il locale e il globale, ha proposto un modello di mediazione fra interessi e visioni, che va salvaguardato e perseguito con feroce pazienza.

Il dibattito generato dalle nuove scoperte, dicevo, ha riportato allo scoperto una miriade di questioni irrisolte, tutte potenzialmente capaci di creare nuove divisioni e, conseguentemente, stallo. 

Come possiamo prevenire che le fisiologiche diversità di vedute e di interessi possano danneggiare una virtuosa gestione di una questione che va certamente maneggiata con cura, stanti le pressanti attese dell’opinione pubblica? 

Le parole chiave sono lealtà, responsabilità e buona volontà. 

La legge assegna a ognuno degli attori in campo dei ruoli. Chi alle leggi deve dare gambe ed esecuzione deve dunque agire con il massimo della lealtà, della responsabilità e della buona volontà, nell’ottica del raggiungimento di un risultato che premi non tanto la propria esclusiva visione ma garantisca il soddisfacimento di tutte le esigenze legate all’interesse pubblico. 

La politica, che esercita sia il potere legislativo che quello esecutivo, deve a sua volta esercitare il suo primato.

La Fondazione Mont’e Prama, che è organo sommamente politico, nell’ambito di un rapporto di leale collaborazione esercita il ruolo che le è assegnato: la mediazione fra Ministero, Regione e Comune di Cabras (che rappresenta a pieno titolo, fino a prova contraria) e l’esecuzione di azioni a supporto del sistema Sinis. 

In quest’ottica vanno letti il nostro contributo attivo e le considerazioni che ci permettiamo di portare all’attenzione del dibattito in corso. 

Su La Nuova Sardegna in edicola oggi si riparte dall’antica diversità di vedute fra il geofisico Gaetano Ranieri e l’archeologo della Soprintendenza Alessandro Usai, circa le modalità di indagine sul sito di Mont’e Prama. 

Emerge, al di là delle necessarie semplificazioni di noi giornalisti, un conflitto non tanto fra persone ma fra visioni: Ranieri, applicando al caso la scienza di cui è maestro, preme per una indagine ad ampio spettro, che sia veloce, prospettando l’esistenza di vestigia molto più ampie rispetto a quelle sin qua portate alla luce. Usai, applicando a sua volta la scienza nella quale è maestro, propone un percorso meno impetuoso, che non sia condizionato dall’enfasi e dall’attesa-speranza della scoperta di chissà quale civiltà nascosta, capace di cambiare il raccolto del passato dei Sardi. 

Due visioni alterative, la cui inconciliabilità è alla base dei quasi dieci anni che abbiamo perso su Mont’e Prama. 

Ecco, la funzione della Fondazione, con lealtà, responsabilità e buona volontà, è quella non di sposare una delle due parti ma di ribadire il primato della politica, nella sua funzione più nobile: quella della mediazione verso l’alto.

È per questo che non ci stanchiamo di proporre il dialogo e siamo fermamente contrari a ogni rigidità e fuga in avanti, da qualsiasi parte arrivino. 

Rifuggiamo i ragionamenti che siano basati sul campanile, sull’antiscientificità (e non è certo il caso di Ranieri) o sulla mitopoiesi, ma al tempo stesso non possiamo sposare rigidità su questioni che afferiscono non solo alla tutela e alla conservazione ma anche alla valorizzazione (penso al restauro delle statue) o che vedono con orrore la creazione di nuove musei, la musealizzazione dei siti archeologici o la volontà di attrarre nuovi flussi di turisti. 

La Fondazione, conscia dei limiti imposti dalle leggi, eserciterà sino in fondo il ruolo che le è assegnato dal proprio Statuto ed eserciterà con feroce pazienza il suo ruolo di mediazione.

In maniera leale e responsabile ha già dichiarato i suoi obiettivi, che qua riassumo.

Massima collaborazione con la Soprintendenza e gli altri organi del Ministero, massima sinergia con la Regione Sardegna e il Comune di Cabras, a prescindere dalle parti politiche e dalle persone che i cittadini chiameranno al governo di queste istituzioni. 

Abbiamo i fondi per musealizzare il sito di Mont’e Prama, una volta che il Comune completerà le pratiche di esproprio di tutte le aree dichiarate di pubblica utilità dal Ministero della Cultura.

Abbiamo i fondi e li spenderemo. 

Abbiamo i fondi per fare grosse manutenzioni e messa in sicurezza a Tharros, San Salvatore e a San Giovannii. Li spenderemo.

Abbiamo i fondi per partecipare alle future ricerche sul sito di Mont’e Prama. 

Potremmo usarli per chiedere una autonoma concessione di scavo o per unirli a quelli già nella disponibilità della Soprintendenza. 

Decideremo assieme come sarà meglio fare, nell’ottica di una leale e responsabile collaborazione.

Al nostro prossimo Direttore generale, in accordo con il Consiglio scientifico, daremo l’indicazione di portare al tavolo una proposta che preveda un modello di Archeologia interdisciplinare, che veda lavorare assieme archeologi, antropologi, geologici, geofisici, botanici, sismologici, chimici e genetisti.

Quanto bisogna scavare, con che velocità e in quale direzione? 

Bisogna parlarne senza condizionamenti, sforzandosi di comprendere le ragioni di tutti, in un’ottica di sostenibilità. 

Quando si scava occorrono depositi, centri di primo restauro e catalogazione, centri di grande restauro, musei pronti ad accogliere i reperti. 

Non sono cose che si possono improvvisare, ma che vanno programmate e realizzate. 

Sappiate che la Fondazione ha i fondi per realizzare sia un grande deposito che i laboratori che dovranno lavorare al suo servizio. Abbiamo iniziato a progettarli ma ci vorranno un paio di anni per realizzarli. Di questo bisogna tenere conto.

Abbiamo i fondi per partecipare al restauro del complesso statuario, affiancando alle necessità di tutela e conservazione quelle di valorizzazione e promozione. 

In quest’ottica porteremo al tavolo la proposta di un restauro a fini didattici, da svolgersi – sotto gli occhi del pubblico interessato, come avviene in tutto il mondo – presso il museo di Cabras. 

Non certo per ottuse questioni legate al campanilismo o al localismo, ma in un’ordinata ottica di crescita del sistema Mont’e Prama. 

Abbiamo i fondi per promuovere in Sardegna, in Italia e nel mondo il sistema archeologico e dei beni culturali del Sinis. 

Abbiamo già iniziato a farlo e credo che qualcuno se ne sia accorto. 

Chiunque voglia ragionare in maniera costruttiva su questi temi troverà sempre aperte le porte della Fondazione. 

Come accaduto in questi dieci mesi, nessuno riuscirà a litigare con noi: saremo in campo, con feroce pazienza, per esercitare il dialogo e la mediazione, tenendo come unica stella polare l’interesse pubblico. 

Quello che nessuno di noi può permettere è la nascita di nuove faide, nuovi stalli, nuovi ritardi e nuove inutili e avvilenti polemiche.